Dalla GMG un appello a Papa Francesco per il disinvestimento dalle fonti fossili

Foto WYD
In occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), attualmente in corso a Cracovia, i giovani di tutto il mondo si rivolgono a Papa Francesco con un duplice intento: ringraziarlo per il suo impegno a favore dell’ambiente e del clima e al tempo stesso chiedergli di incoraggiare apertamente le organizzazioni cattoliche (e non) a liberarsi dei propri investimenti nell’industria dei combustibili fossili. Tale appello si presenta sotto la forma di una lettera al Pontefice scritta dall’ONG internazionale 350.org e firmata da oltre 140 organizzazioni e movimenti giovanili di ogni parte del mondo, dal Nord America all’Africa, dall’Europa all’Oceania.

La lettera, che sarà resa pubblica nella serata di oggi, venerdì 29 Luglio, in occasione di una veglia organizzata da 350.org insieme al Global Catholic Climate Movement all’interno della  GMG, assume un particolare rilievo alla luce di diversi fattori. Le organizzazioni firmatarie rappresentano infatti la prima generazione che nel corso dell’intera vita sperimenterà in maniera concreta e crescente gli impatti più severi dei cambiamenti climatici. Una generazione che per questo motivo si sta impegnando in prima persona per risolvere la crisi climatica e ha trovato in Papa Francesco una figura di riferimento, in particolare in seguito al forte messaggio per la giustizia ambientale lanciato attraverso l’Enciclica Laudato Si’.

Alla luce anche del recente accordo sul clima di Parigi, che ha sancito obiettivi ambiziosi nella lotta ai cambiamenti climatici evidenziando al tempo stesso la necessità di mettere in atto immediatamente azioni incisive per la riduzione delle emissioni di gas serra, i giovani chiedono al Pontefice di farsi promotore di un cambiamento coraggioso e deciso all’interno della Chiesa Cattolica che testimoni la concreta applicazione dei valori proclamati all’interno dell’Enciclica. Gli esempi, del resto, non mancano: diverse chiese, istituzioni e congregazioni hanno infatti già preso la decisione di disinvestire dalle fonti fossili, contribuendo allo slancio di una rinnovata attenzione all’ambiente all’interno del mondo cattolico.

Una nuova adesione alla campagna #DivestItaly: benvenuto Unimondo!

Logo Unimondo

 

E’ con piacere che segnaliamo l’adesione di una nuova realtà, Unimondo, alla campagna #DivestItaly.

Pace, diritti umani, ambiente e sviluppo sostenibile: sono queste le tematiche chiave al centro del quotidiano lavoro di informazione e comunicazione di Unimondo, testata giornalistica online che si propone di dare voce al variegato mondo della società civile italiana e internazionale. Nato nel 1998, il portale online si configura come nodo italiano del network internazionale One World e conta ad oggi oltre 450 partner in tutta Italia.

L’adesione e il supporto al movimento italiano per il disinvestimento dalle fonti fossili va ad aggiungersi a una serie di altre campagne sostenute da Unimondo, a testimonianza sia dell’impegno diretto sulle cause più importanti portate avanti dalla società civile sia, nello specifico, di una particolare attenzione verso la questione climatica e le sue complesse interrelazioni con i vari ambiti dell’attuale sistema socio-economico.

“Aderiamo con convinzione a questa iniziativa perché è venuto davvero il tempo di liberarsi dai combustibili fossili, non solo per ragioni ambientali. – ha affermato Piergiorgio Cattani, direttore di Unimondo – Sono infatti in gioco nuovi equilibri politici che dipendono per esempio direttamente dagli accordi e dagli investimenti delle  multinazionali del petrolio con Stati poco democratici e in perenne stato di guerra. Mai come oggi la pace e la sicurezza non possono essere disgiunte dal modello globale di sviluppo.”

 

 

Anche IPSIA–ACLI aderisce alla campagna #DivestItaly

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La campagna italiana per il disinvestimento dalle fonti fossili si accresce grazie all’adesione di una nuova organizzazione, l’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA).

IPSIA è un’organizzazione non governativa istituita dalle ACLI, che dal 1985 promuove la pace, la solidarietà e lo sviluppo sociale attraverso i suoi progetti di cooperazione internazionale nel Sud del mondo e la sua attività sul territorio italiano. Operante in diversi paesi e molteplici ambiti, IPSIA  è impegnata sul fronte ambientale non solo tramite progetti specifici ma anche attraverso un’attenzione a tale tematica trasversale a tutti i suoi interventi.

L’adesione alla campagna #DivestItaly rappresenta quindi una conferma dell’impegno di IPSIA a favore dell’ambiente, del clima e di conseguenza delle fasce di popolazione più vulnerabili, poiché saranno proprio queste, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo, a subire gli impatti peggiori del surriscaldamento globale.

In quest’ottica, supportare il disinvestimento dalle fonti fossili appare come una scelta che assume una valenza non solo ambientale ma anche di carattere etico e sociale, una scelta che non a caso un numero crescente di chiese, ordini missionari e istituti di ispirazione cattolica di vario genere stanno compiendo in tutto il mondo.

Stoccolma disinveste da carbone, petrolio e gas

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Dopo una campagna di un anno e mezzo condotta dalla società civile, Fossil Free Stoccolma può ora dichiarare vittoria: la capitale svedese si unisce ad altre città del mondo nel ritirare i propri investimenti in società che estraggono e commerciano carbone, petrolio e gas. La modifica nella policy di investimento della città ha portato al ritiro di circa 30 milioni di corone svedesi da aziende legate ai combustibili fossili.

“La decisione di Stoccolma di disinvestire dalle imprese che guidano la crisi climatica dimostra che investire nell’industria delle fonti fossili o legittimare il suo consueto operato non è piu moralmente accettabile”, ha affermato Andrew Maunder, che con Fossil Free Stoccolma ha portato avanti per più di un anno la campagna sul disinvestimento.

“I leader politici di Stoccolma comprendono chiaramente che evitare la crisi climatica significa fare tutto ciò che è in loro potere per impedire che i combustibili fossili vengano bruciati. Ci congratuliamo con loro per questa decisione storica e speriamo che i nostri politici a livello nazionale prestino molta attenzione nel considerare se lasciare sottoterra le riserve svedesi di lignite in Germania”, continua Maunder con riferimento alla decisione attesa a breve riguardante la vendita degli asset di carbone dell’azienda svedese Vattenfall ad un investitore straniero, EPH.

Nel rompere i propri legami finanziari con l’industria delle fonti fossili Stoccolma si unisce a Malmö, Uppsala, Copenhagen, Oslo, Parigi e altre citta intorno al mondo.

“Quest’anno ha visto una serie di azioni a favore del clima senza precedenti, con migliaia di persone che hanno manifestato, si sono unite ad un’azione di disobbedienza civile per indurre a mantenere sottoterra le riserve di carbone della Vattenfall e hanno lanciato appelli creativi per l’assunzione di impegni di disinvestimento” ha detto Christian Tengblad, organizzatore della campagna svedese per il disinvestimento per 350.org.

“Ora che la capitale ha preso una posizione netta contro petrolio, carbone e gas, il governo nazionale deve fare lo stesso e assumersi la responsabilita delle proprie riserve di carbone, assicurandosi che la lignite di proprietà statale in territorio tedesco non venga mai bruciata”.

 

Tradotto da gofossilfree.org.

Le organizzazioni cattoliche dicono no alle fonti fossili nell’anniversario dell’enciclica Laudato Si’

In occasione del primo anniversario dell’enciclica di Papa Francesco sulla cura del nostro pianeta, quattro organizzazioni cattoliche australiane hanno annunciato congiuntamente la propria decisione di disinvestire dai combustibili fossili.

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Nella giornata del 16 Giugno quattro organizzazioni cattoliche australiane hanno annunciato di stare vendendo i propri investimenti in aziende legate a carbone, petrolio e gas, mentre le argomentazioni di carattere morale contro i combustibili fossili diventano sempre più forti. L’annuncio di disinvestimento, il primo in assoluto effettuato congiuntamente da istituti cattolici, segna la celebrazione del primo anniversario dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”, che fa appello alla responsabilità che gli esseri umani condividono nel prendersi cura del pianeta, la nostra casa comune.

Le congregazioni che hanno deciso di allontanarsi dai combustibili fossili e puntare sulle energie rinnovabili sono Marist Sisters Australia, Presentation Congregation Queensland, Presentation Sisters Wagga Wagga, e The Passionists – Holy Spirit Province Australia, New Zealand, Papua New Guinea and Vietnam. E’ previsto che altre organizzazioni cattoliche annunceranno il proprio impegno ad iniziare un processo di disinvestimento in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, in ottobre.

Decidendo di disinvestire queste organizzazioni vanno ad aggiungersi ad oltre 530 istituzioni a livello globale, che rappresentano oltre 3.400 miliardi di dollari di fondi gestiti. Tra queste il Consiglio Ecumenico delle Chiese, il Fondo Pensione Governativo Norvegese, il Rockefeller Brothers Fund, le università di Stanford e Oxford, l’Australian Capital Territory, la città di Newcastle e il Royal Australian College of Physicians.

Altre istituzioni cattoliche in tutto il mondo hanno già preso impegni di disinvestimento, incluse la Georgetown University, l’University of Dayton, Trocaire, Franciscan Sisters of Mary e altre ancora. Il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima ha recentemente lanciato il “Catholic Divest-Reinvest Online Hub”, dove poter trovare notizie e risorse utili per le comunità cattoliche sul tema del disinvestimento e reinvestimento.

Si prevede che altre organizzazioni cattoliche intraprenderanno lo stesso tipo di percorso, coerentemente con le parole espresse da Papa Francesco nell’enciclica: “Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio”.

Questo appello ad abbandonare i combustibili fossili è stato rimarcato con enfasi da una dichiarazione del 2015 da parte di vescovi cattolici di tutti i continenti, che hanno chiesto di “mettere una fine all’era delle fonti fossili… e fornire a tutti un accesso sicuro, affidabile e conveniente alle energie rinnovabili”. Per questo motivo, le organizzazioni cattoliche stanno anche iniziando a collaborare a una nuova campagna della società civile che punta ad eliminare la povertà energetica assicurando l’accesso universale a energie pulite, rinnovabili e accessibili entro il 2030. La campagna, che coinvolge leaders in svariati settori quali sviluppo, sanità e organizzazioni religiose e filantropiche, sarà lanciata alla COP22 di Marrakech nel novembre 2016.

Comunità e parrocchie cattoliche di tutto il mondo hanno celebrato l’anniversario dell’enciclica con la settimana della Laudato Si’, che prevede una serie di eventi locali e conferenze online finalizzate ad approfondire il dibattito sul loro ruolo nel prendersi cura del pianeta e contrastare i cambiamenti climatici.

Nelle parole di Tomás Insua, cofondatore e coordinatore del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, “queste congregazioni segnano l’inizio di un nuovo slancio per la Chiesa Cattolica. L’enciclica di Papa Francesco evidenzia come la politica e il sistema economico hanno reagito con tempi lenti se commisurati all’urgenza delle sfide che il nostro mondo si trova ad affrontare. Attraverso il disinvestimento dalle fonti fossili e il reinvestimento in energia pulita le istituzioni cattoliche stanno cominciando ad usare le loro risorse finanziarie per vivere pienamente la Laudato Si’.

 

Traduzione dal comunicato stampa originale.

#DivestItaly partecipa alla consultazione pubblica sulla responsabilità sociale d’impresa

La coalizione #DivestItaly ha partecipato alla prima fase di consultazione pubblica lanciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il recepimento della Direttiva 2014/95/UE in tema di responsabilità sociale delle imprese di grandi dimensioni, cioè quelle con più di 500 dipendenti e che costituiscano enti di interesse pubblico.

La nuova normativa impone a tali imprese di pubblicare informazioni relative alle loro politiche e al loro impatto sul rispetto dei diritti umani, sui lavoratori, sulla lotta alla corruzione attiva e passiva e naturalmente sull’ambiente. Le imprese dovranno anche dichiarare i risultati e i rischi inerenti a tali politiche, e specificare gli indicatori che utilizzano.

#DivestItaly ritiene che la nuova normativa rappresenti un’importante occasione per favorire il processo di decarbonizzazione dell’economia necessario per raggiungere gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi,​ adottato lo scorso dicembre in occasione della COP21. Peraltro, poiché la coalizione è impegnata nel promuovere scelte di investimento finanziario consapevoli, che tengano in considerazione gli impatti negativi sul clima e sull’ambiente delle imprese legate all’industria delle fonti fossili, crediamo che l’istituzione di un obbligo di rendicontazione non finanziaria rappresenti una misura concreta per ​aumentare tra gli investitori la consapevolezza riguardo ai rischi e alle ripercussioni legate ai loro investimenti non solo da una prospettiva finanziaria ma anche ambientale.

Questa “presa di coscienza” e rendicontazione sull’operato interno e sul modo in cui esso interagisce con il mondo esterno, come l’​esposizione ai rischi prodotti dai mutamenti climatici, costituisce uno strumento per migliorare la qualità e la trasparenza della comunicazione rivolta agli investitori e finanziatori, ai dipendenti e agli stakeholders e contribuirà a rafforzare il concetto della responsabilità sociale ed ambientale di ogni attività produttiva.

Nell’ambito della consultazione, abbiamo suggerito:

  • Che vengano incluse, nell’elenco dei dati oggetto del rendiconto, informazioni relative all’impatto ambientale sull’intero ciclo di vita dei prodotti, le concrete azioni intraprese e le strategie di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra causate dall’azienda, nonchè il cosidetto rating di legalità dell’impresa;
  • Che venga esteso l’ambito di applicazione soggettivo della direttiva, con l’inclusione delle imprese di medie dimensioni (cioè con più di 250 dipendenti);
  • Che vengano rafforzati gli obblighi di rendicontazione sull’intera catena di fornitura, meccanismo che permetterebbe di incentivare la scelta di fornitori green;
  • Che venga previsto un meccanismo opzionale di adesione anche da parte delle piccole imprese, che preveda premi o incentivi a quelle piccole imprese che decidono spontaneamente di fornire le informazioni di cui alla direttiva;
  • Che venga prevista una procedura assembleare dove i dati e le informazioni di cui al rendiconto non finanziario possano essere discussi con tutti gli stakeholders sui quali l’azienda ha un impatto.

Non mancheremo di seguire i lavori di recepimento della direttiva e di tenervi aggiornati sullo sviluppo e sull’esito di questa consultazione!

L’appello di UDAPT alle organizzazioni religiose per il disinvestimento dai titoli della Chevron-Texaco

Rilanciamo l’appello pubblicato da FOCSIV, parte della coalizione #DivestItaly, in sostegno dell’azione di sensibilizzazione per il disinvestimento da titoli della Chevron-Texaco promossa dall’UDAPT (Unión de Afectados por Chevron-Texaco) in Ecuador.manos-sucias

L’Unión de Afectados por Chevron-Texaco (UDAPT), rappresentante le 30.000 persone indigene, coloni e contadini residenti nella Foresta Amazzonica ecuadoriana che subirono le conseguenze di decenni di contaminazione causata dalle operazioni petrolifere della multinazionale Chevron (allora Texaco) in Ecuador, ha rivolto in occasione della Giornata Mondiale #AntiChevron del 21 Maggio un appello agli azionisti dell’impresa. Tra quest’ultimi, enti religiosi di ispirazione cattolica a cui l’UDAPT chiede di disinvestire in nome dell’urgenza di conversione ecologica espressa da papa Francesco nella Laudato Si’.
Alcune lettere sono state indirizzate a investitori considerati particolarmente sensibili alle tematiche ambientali, come fondi pensione e gruppi religiosi. Attraverso tale appello, la UDAPT intende chiedere agli azionisti di riflettere sulle responsabilità della multinazionale e di esercitare “eticamente” i propri diritti di proprietà, al fine di esigere a Chevron un risarcimento per i reati ambientali commessi in tutto il mondo e, in particolare, in Ecuador.
Nelle lettere vengono illustrate non solo le preoccupazioni etiche che un investimento in Chevron comporta, ma anche i rischi finanziari e operazionali che il caso in Ecuador rappresenta per il management dell’impresa. Viene sottolineata l’importanza di sostenere la risoluzione degli azionisti sulla soglia minima per convocare riunioni speciali (Punto 12 del Proxy Statement 2016 di Chevron), che riguarda direttamente la possibilità per gli azionisti di esercitare pressione sull’impresa affinché quest’ultima assuma la responsabilità della propria condotta, come per il crimine commesso in Ecuador.
In particolare, la lettera rivolta ai gruppi religiosi raccoglie le posizioni di importanti maestri di fede, che si sono schierati in difesa dell’ambiente, e tra tali personalità, in prima fila, spicca l’insegnamento di Papa Francesco contenuto nella sua Enciclica «Laudato Si’». Come ricorda il Pontefice: “La solidarietà tra le generazioni non è opzionale ma è piuttosto una questione essenziale di giustizia dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno”.
A questo link è disponibile il testo della lettera, mentre qui è possibile trovare l’articolo originale.

L’Effetto Parigi e il Divestment : come l’Accordo globale sul clima sta modificando i tradizionali modelli di investimento

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Lo scorso dicembre i rappresentanti di  195 Paesi si sono riuniti a Parigi per raggiungere un’intesa storica volta a contrastare il cambiamento climatico e accelerare la transizione verso un futuro sostenibile a bassa intensità di emissioni. Dopo due settimane di negoziati,  gli Stati sono giunti all’adozione di un accordo internazionale sul clima. Nella giornata di ieri, 22 Aprile 2016, gli stessi Stati si sono riuniti nuovamente a New York presso il quartier generale delle Nazioni Unite per firmare formalmente l’Accordo di Parigi.

Il mondo ha visto un aumento degli sforzi nella lotta al cambiamento climatico già nei mesi immediatamente successivi all’adozione dell’Accordo, che rappresenta un forte segnale a governi, aziende e società civile: tutte le parti, dai governi nazionali alle piccole imprese, devono impegnarsi a ridurre i rischi e gli impatti del cambiamento climatico. Questo segnale ha portato diverse istituzioni pubbliche e private ad allontanarsi dai combustibili fossili – causa del cambiamento climatico – e ad avvicinarsi ad un’economia sostenuta dalle energie rinnovabili.

La risposta degli investitori finanziari non si è fatta attendere: l’Accordo di Parigi ha accelerato la transizione già in atto nei modelli finanziari e di investimento e dato un ulteriore impulso al movimento per il Divestment , che continua a crescere in maniera costante.
Negli scorsi quattro mesi, infatti, diverse importanti personalità internazionali, dal commissario delle assicurazioni della California ai membri del personale accademico di Oxford e Cambridge, hanno aderito al movimento per il Divestment per proteggersi dai rischi finanziari legati al cambiamento climatico. Un crescente numero di città, nazioni ed istituzioni private hanno già spostato i loro fondi dalle holding dei combustibili fossili: tra queste spiccano il California Teachers Pension, il Norway’s Wealth Fund – il più grande fondo per il welfare al mondo – e il Rockefeller Family Fund.

Inoltre,  il settore privato e le imprese statali hanno avviato processi di valutazione della loro esposizione ai rischi derivanti dal riscaldamento globale, mentre governi e aziende stanno rivelando una crescente volontà di mettere un prezzo alle emissioni di carbonio, come dimostrato dalla proposta di Obama di una tassa sul petrolio pari a 10$ al barile e dall’annuncio da parte della Cina riguardo all’inclusione di 8 grandi industrie nel proprio mercato delle quote di emissione di carbonio. Analogamente, il settore finanziario sta mobilitando sempre più capitali nei green bonds sulla scia dell’Accordo di Parigi: la società di analisi finanziaria Moody’s ha stimato che dopo Parigi il mercato dei green bond potrebbe superare la cifra record di 50 miliardi di dollari nel solo 2016, di cui 1.5 miliardi emessi da un’unica compagnia, la Apple.

L’Accordo di Parigi ha dunque inviato un segnale forte e preciso al mondo intero: è il momento di intraprendere azioni incisive per contrastare il cambiamento climatico e passare ad un’economia sostenuta da energia pulita. I governi, le aziende, gli investitori e gli individui che hanno risposto a questa chiamata sono in crescita, e saranno sempre di più al diffondersi dell’Effetto Parigi in tutto il mondo.

 

Tradotto e riadattato da Climate Nexus.

FOCSIV aderisce alla Campagna #DivestItaly

FOCSIV aderisce alla Campagna #DivestItaly

FOCSIV aderisce alla Campagna  #DivestItaly,
disinvestire dall’industria dei combustibili fossili per mantenere il nostro Pianeta vivibile.

Comunicato Stampa, Roma 16 marzo 2016 – Anche la FOCSIV – volontari nel mondo aderisce  a #DivestItaly, la campagna per sensibilizzare gli investitori istituzionali e gli enti pubblici al disinvestimento da titoli azionari e obbligazionari di imprese che estraggono e commercializzano carbone, petrolio e gas, ritenuti tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici in corso.

La campagna è stata ideata e promossa da una coalizione formata da varie organizzazioni italiane e si collega al movimento internazionale per il divestment, nato negli Stati Uniti nel 2012 e cresciuto in maniera esponenziale nel corso dell’ultimo anno.

Un’adesione che per FOCSIV è un ulteriore segnale del proprio impegno sulla questione dei cambiamenti climatici e le loro ripercussioni nei paesi del Sud. Un impegno rafforzatosi con il messaggio dell’Enciclica “Laudato sii’” di Papa Francesco e con il pellegrinaggio, “Una Terra. Una Famiglia Umana. In cammino verso Parigi”, che ha seguito i negoziati a livello internazionale fino al recente Accordo di Parigi. FOCSIV prosegue il suo lavoro di sensibilizzazione coinvolgendo su questa campagna il mondo cattolico in alleanza con il Global Climate Catholic Movement.

“Siamo determinati a promuovere il cambiamento degli stili di vita e a modificare un sistema economico-finanziario che rappresenta una delle cause del cambiamento climatico e dell’ingiustizia sociale. Come afferma Papa Francesco dobbiamo dire di no ad una economia che uccide, esclude e ferisce la terra, la nostra casa comune. – ha affermato Gianfranco Cattai,presidente FOCSIV – È importante scegliere una nuova finanza capace di sostenere i più poveri tutelando la madre terra. Dobbiamo raggiungere al più presto l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra in modo da limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, scongiurare tifoni e inondazioni, contrastare desertificazione e deforestazione, che si abbattono sulle comunità vulnerabili”

DivestItaly Focsiv

Dalle istituzioni pubbliche e private, dalle imprese e banche, alla Chiesa, alle congregazioni religiose, alle associazioni della società civile, fino alle singole famiglie e persone, siamo tutti chiamati a fare la scelta giusta. FOCSIV sceglie a favore della vita del Creato, invitando tutti a fare attenzione ai propri investimenti, trasferendo le proprie risorse verso prodotti finanziari etici che premino le energie rinnovabili a favore delle comunità più vulnerabili.

Per maggiori informazioni sul significato di disinvestimento e sulla campagna #DivestItaly:
www.divestitaly.org
www.gofossilfree.org

Ufficio Stampa
FOCSIV – Volontari nel mondo
Giulia Pigliucci 335 6157253 comunicazione.add@gmail.com

Referente stampa #DivestItaly (per Italian Climate Network):
Elena Bonapace
milano@italiaclima.org

Il lancio di #DivestItaly

Il lancio di #DivestItaly

DIVESTMENT: la campagna sbarca in Italia, con #DivestItaly.

 

A Piazza Affari, davanti alla Borsa. La prima adesione dei Missionari Comboniani: disinvestire dall’industria dei combustibili fossili è necessario per mantenere il nostro pianeta vivibile.

Comunicato Stampa

18 novembre –  La campagna Divestment è sbarcata in Italia, in un appuntamento tutto milanese: oggi davanti alla Borsa con un flashmob dominato dal nero con ombrelli protagonisti per ricordare alluvioni e precipitazioni e il dissesto idrogeologico derivante, per attirare l’attenzione degli operatori sul suo forte messaggio: “Se è eticamente sbagliato distruggere il pianeta, allora è anche sbagliato trarne profitto. Perciò chiediamo di disinvestire dalle fonti fossili”.

La campagna di disinvestimento dai combustibili fossili è incentrato su concetti semplici e chiari: investire nel settore dei combustibili fossili è sbagliato. Il cambiamento climatico è ingiusto. Negli ultimi due anni centinaia di università, città e comunità si sono unite attorno all’idea di abbandonare gli investimenti nell’industria fossile. La prima adesione in Italia è arrivata dai Missionari Comboniani di cui la dichiarazione odierna diramata dalla sede di Bologna:

“Io, P. Giovanni Munari, superiore provinciale dei Missionari Comboniani in Italia, con questa mia esprimo la mia totale adesione alla Campagna Disinvestimento a nome del gruppo che rappresento. Noi Missionari Comboniani siamo da sempre impegnati nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente.  Riteniamo importante aderire ad una iniziativa che è in profonda sintonia con i valori in cui crediamo e che cerca di dare una risposta concreta all’appello del Papa Francesco nella sua più recente enciclica Laudato Sii, in cui ci chiede di fare una ‘conversione ecologica.”

La campagna #DivestItaly invita tutte le istituzioni ad allineare gli investimenti con i loro principi morali e inviare un chiaro messaggio: le azioni dell’industria fossile sono incompatibili con un pianeta vivibile, quindi assumiamo una netta posizione contraria e non le finanziamo.

Campagna Divestment Italia

Occorre collegare i punti tra cause e conseguenze del surriscaldamento globale: il cambiamento climatico che è sotto gli occhi di tutti, causato dai gas serra emessi nell’atmosfera a ritmi sempre più vertiginosi. Il nostro territorio italiano è fragile e l’aumento sia in frequenza che intensità delle precipitazioni trasformatesi in eventi estremi ha portato un aggravarsi del dissesto idrogeologico. Alluvioni e frane continuano a causare danni alle vite di moltissime persone, alle loro comunità, al settore agroforestale e alle aziende della nostra penisola. Fatti che coinvolgono tutti chiedendo un’attenzione sempre maggiore e un conseguente allineamento degli investimenti. Allegato: alluvioni e inondazioni avvenute in Italia negli ultimi due anni.

Disinvestire significa smettere di contribuire ad alimentare la produzione di energia da fonte fossile. E contribuire a un Pianeta più giusto. #DivestItaly!

Per maggiori informazioni: www.divestitaly.org

Promuovono la campagna Divestment in Italia: Italian Climate Network, Viracao, The Climate Reality Project, FIMA, E’ Nostra, Kyoto Club, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Retenergie, Comitato SpeziaViaDalCarbone, EKOenergy, Cittadini per l’Aria, Legambiente.