“Lasciamoli sotto terra!”, ma quanto?

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Fonte: go.fossilfree.org

 

Lo scorso anno, a Parigi, quasi tutti gli Stati del mondo si sono impegnati per mantenere il limite dell’innalzamento della temperatura globale “abbondantemente sotto i 2°C”, puntando all’obiettivo di 1,5°C. Purtroppo, però, c’è un grosso divario tra quanto concordato e le reali strategie di azione dei vari governi. Che cosa sarebbe quindi necessario fare affinché gli obiettivi fissati a Parigi siano raggiunti, evitando così gli effetti di un cambiamento del clima fuori da ogni controllo?


Quantità di carbonio che possiamo ancora immettere nell’atmosfera per contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C: 200 Gt CO2
… non è però chiaro se questa stima non sia forse già eccessiva

Secondo gli scenari relativi a come raggiungere l’obiettivo degli 1,5°C, a partire dal 2016 potremo immettere ancora nell’atmosfera un massimo di 200 giga tonnellate di CO2 (fonte: IPCC), forse addirittura meno. Al momento le emissioni si attestano attorno alle 40 Gt di CO2 per anno (tenendo conto sia delle emissioni causate dalle fonti fossili, sia di quelle connesse ai cambiamenti nella destinazione del suolo).

Gli esperti, però, non parlano ormai più di mantenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C, ma piuttosto di riportarlo sotto questa cifra. Tutti gli scenari attuali che hanno come obiettivo gli 1,5°C implicano infatti un picco fino agli 1,7°C, per poi prevedere un graduale calo. Tale calo verrebbe raggiunto, in parte, anche grazie al cosiddetto Carbon Capture and Sequestration (CCS). Il CCS, il quale prevede l’impiego di strumenti per la cattura e il sequestro del carbonio, non è però ad oggi né una tecnologia pienamente sviluppata, né un’opzione economicamente vantaggiosa. Inoltre, anche qualora la tecnologia CCS si sviluppasse secondo le migliori previsioni possibili (con 3.800 progetti di CCS attivi entro il 2050), l’effettivo sequestro di carbonio inizierebbe solo a partire dal 2030, incrementando quindi l’ammontare del budget di carbonio consumabile di solo 125 Gt circa (fonte: Carbon Tracker, Unburnable carbon 2013).

In altre parole, ad oggi abbiamo già consumato fin troppo del nostro budget di carbonio per poter avere anche solo un 50% di possibilità di raggiungere il target degli 1,5°C. Da oggi in poi dovremmo quindi ridurre ogni singola tonnellata di carbonio che emettiamo.


Quantità di carbonio che possiamo ancora immettere nell’atmosfera per contenere il riscaldamento globale entro i 2°C: 470 Gt CO2

Nel caso in cui volessimo avere una minima possibilità di raggiungere il target dei 2°C, dovremmo considerare il livello attuale di emissioni come il massimo raggiungibile e vedere quindi tali emissioni ridursi drasticamente fin da subito. Per avere una possibilità di successo pari al 66%, a partire dal 2015 in poi non potremmo emettere più di 470 Gt di CO2 (fonte: NatureDifferences between carbon budget estimates unravelled). Questa  stima è la più bassa tra quelle proposte all’interno di un ventaglio di scenari possibili – i quali arrivano a considerare fino a un valore massimo di 1.020 Gt – e oltre alla CO2 tiene conto anche di altri gas serra, come ad esempio il metano.

Tradotto in pratica, questo significa che è necessario un “no” quanto mai deciso a tutto ciò che riguarda nuovi combustibili fossili: no a nuove centrali alimentate con combustibili fossili; no a nuovi impianti di estrazione; no a nuovi oleodotti; no a nuove trivellazioni; no a nuove fonti di finanziamento per le fonti fossili. D’altro canto diventa palese anche il bisogno di un taglio drastico alla produzione attuale di combustibili fossili.

 

Ammontare delle riserve dell’industria fossile: all’incirca tra le 2.734 e le 5.385 Gt di CO2

A prescindere da quanto considerato finora, le industrie legate alle fonti fossili sono alla continua ricerca di nuovo carbone, petrolio e gas da bruciare.

È difficile fare una stima precisa della quantità delle attuali riserve di carbonio. Queste vengono infatti riportate dalle  stesse aziende e sono spesso soggette a studi di fattibilità economica – con la conseguenza che quantità significative di riserve fossili potrebbero non rientrare nella categoria delle “riserve accertate” nel momento in cui risultassero troppo costose da estrarre e, ad esempio, il prezzo del petrolio scendesse. Sulla base dei calcoli fatti dall’IPCC (Assessment report 5 – working group 3, pagina 525), in base alle stime effettuate  dall’industria fossile, le riserve di carbonio attualmente disponibili ammonterebbero a una cifra compresa tra le 2.734 e le 5.385 Gt di CO2. Una cifra, questa, di molto superiore alla quantità di CO2 che potremo mai permetterci di bruciare.

Quando avevamo fatto il calcolo nel 2012, avevamo scoperto che l’80% delle riserve di combustibili fossili andrebbero lasciate dove sono, sotto terra. Ad oggi però, dato il ridursi del budget del carbonio disponibile e l’aumento delle riserve di combustibili fossili stimate, questo 80% potrebbe essere una percentuale da riconsiderare.

Che cosa possiamo fare quindi?

I vari dati e scenari appena presentati, pur aiutandoci a capire meglio la situazione attuale, rappresentano più dei punti di riferimento che non indicazioni precise.

Il caos climatico è già diventato realtà per molte persone in varie parti del mondo, e l’ulteriore innalzamento di 1,5°C della temperatura globale non farà che incrementare il livello di distruzione a cui già stiamo assistendo.

Sono proprio gli effetti del cambiamento climatico di cui siamo testimoni che ci impongono quindi di agire in fretta. Non è certo questo un problema che possiamo rimandare alla “seconda metà del secolo”, né al 2030, e nemmeno al 2020. Abbiamo urgentemente bisogno di iniziare fin da subito a lasciare sotto terra la maggior quantità possibile di combustibili fossili. Sono infatti le nostre azioni di oggi che determineranno la quantità di carbonio che possiamo ancora immettere nell’atmosfera e quale livello di gravità assumeranno i cambiamenti climatici.

Purtroppo però, abbiamo ben poche ragioni di sperare che siano i governi o le industrie fossili a mettere in atto le politiche di cui abbiamo urgentemente bisogno. Sta quindi ai cittadini il compito di agire per far sì che il carbone, il petrolio e il gas che non possiamo più permetterci di bruciare restino sotto terra, e il compito di costruire un futuro basato sulla generazione e distribuzione delle energie rinnovabili – un futuro che è già a portata di mano.

E sono proprio gli esempi di cittadinanza attiva che ci fanno ben sperare. Se tutti questi dati a proposito del budget di carbonio vi hanno buttato giù di morale, risollevatevi visitando breakfree2016.org, dove potrete trovare tante testimonianze di una mobilitazione senza precedenti che sta avendo luogo a livello globale per far sì che carbone, olio e gas restino sotto terra. Sono tante le persone che ogni giorno oppongono resistenza ai combustibili fossili, che lottano per impedire la nascita di nuovi progetti e per la dismissione di quelli esistenti, anche spingendo gli investitori a tagliare i loro legami con l’industria fossile.

La storia ci insegna che i movimenti partiti dal basso hanno spesso dato vita a grandi cambiamenti, anche in contesti dove questo sembrava impossibile. Non sappiamo come questa storia andrà a finire. Ma se ci deve essere un buon momento per iniziare a lottare, di certo quel momento è adesso. Unisciti a noi!

Traduzione di Elisa Kerschbaumer dell’articolo originale pubblicato sul sito go.fossilfree.org

 

I giovani di tutto il mondo fanno appello a Papa Francesco per il disinvestimento dalle fonti fossili

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Ecco la lettera rivolta a Papa Francesco da parte dei movimenti giovanili di tutto il mondo per chiedere di incoraggiare apertamente il disinvestimento dalle fonti fossili all’interno del mondo cattolico!

 

Come anticipato nel corso della giornata di oggi, in occasione della veglia organizzata all’interno della  Giornata Mondiale della Gioventù da 350.org insieme al Global Catholic Climate Movement è stata resa pubblica la lettera rivolta a Papa Francesco da parte dei giovani di tutto il mondo, finalizzata a ringraziare il Pontefice per il suo impegno nella questione climatica e a chiedergli di lanciare un appello per il disinvestimento dalle fonti fossili all’interno del mondo cattolico.

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione italiana della lettera (qui la versione originale in inglese), scritta da 350.org e firmata da oltre 140 organizzazioni e movimenti giovanili di ogni parte del mondo, che rappresenta un’importante iniziativa perché all’interno della Chiesa Cattolica venga avvertita come sempre più impellente l’esigenza morale di abbandonare gli investimenti nell’industria delle fonti fossili.

In Italia l’appello è stato promosso e diffuso dalla campagna #DivestItaly, che si sta rivolgendo prioritariamente proprio agli istituti e organizzazioni cattoliche per incoraggiarle a disinvestire dalle fonti fossili. In particolare, tra i gruppi giovanili firmatari c’è la Sezione Giovani di Italian Climate Network, mentre tra le organizzazioni che supportano l’iniziativa figura la FOCSIV, assieme a AIFOArticolo Novantanove – Associazione per il dialogo socialeAssociazione caritativa diocesana “Giustizia e Pace” di FanoCaritas Diocesana AgrigentoCOMICELIM, CVM – Comunità Volontari per il MondoFondazione Mondoaltro ONLUSGreenpeace ItaliaLegambiente nazionale.

 

La lotta efficace contro il riscaldamento globale sarà possibile unicamente attraverso una risposta collettiva responsabile, che superi gli interessi e i comportamenti particolari e si sviluppi libera da pressioni politiche ed economiche… Quando si parla di cambiamenti climatici, esiste pertanto un chiaro, definitivo e improrogabile imperativo etico ad agire.

Papa Francesco

Santissimo Padre,

Le scriviamo come giovani, come componenti delle istituzioni gesuite, cattoliche, cristiane, religiose e non, come persone di buona volontà, a nome di un’intera generazione. Siamo sull’orlo di una catastrofe climatica. La nostra generazione potrebbe diventare testimone di un incremento di 2ºC della temperatura globale, e assistere in prima persona ad alcuni degli effetti più gravi causati dal cambiamento climatico. Pur sull’orlo di questo precipizio, ci troviamo uniti in un vasto movimento globale che invoca giustizia ambientale. Nonostante le nostre differenze culturali, nazionali e religiose, ci riconosciamo come fratelli e sorelle di una comunità globale. Crediamo che la Giornata Mondiale della Gioventù rappresenti un’incredibile opportunità per imparare l’uno dall’altro riguardo ai nostri ruoli a salvaguardia dell’ambiente, e guardiamo a Lei come leader di questo movimento.

Dopo la pubblicazione della Sua enciclica “Laudato Si”, lo scorso giugno, siamo stati ispirati dal Suo appello per la giustizia climatica e per la consapevolezza della comunità globale e cattolica sulle cause sistemiche della crisi climatica. Concordiamo con le Sue critiche sulla mancanza di risposte al cambiamento climatico da parte dei nostri politici e governanti. Sant’Ignazio di Loyola ci ha incoraggiato a vedere Dio in tutte le cose: sfortunatamente, molti dei nostri leader stanno ignorando questa importante lezione. La risposta politica internazionale al cambiamento climatico è stata incredibilmente debole. Il messaggio che stiamo promuovendo nel mondo attraverso il nostro movimento per il disinvestimento dalle fonti fossili richiama la Sua osservazione sul fatto che “la sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti.” Ci troviamo completamente d’accordo con la sua analisi, Santo Padre, e vediamo nel disinvestimento un mezzo per ridurre il potere politico dei gruppi di interesse legati alle fonti fossili, un potere che fino a questo momento ha impedito l’adozione di un’appropriata legislazione sul clima. Come Lei ha affermato, le fonti fossili altamente inquinanti devono essere sostituite al più presto, e ciò non potrà accadere finché questi gruppi avranno un’influenza diretta sui processi politici.

Inoltre, il movimento per il disinvestimento dalle fonti fossili afferma che “c’è un filo invisibile che collega tutte le numerose forme di esclusione e ingiustizia”, come Lei ha proclamato durante il Secondo Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari. In quell’occasione ha chiesto: “Riusciamo a riconoscerlo? Questi non sono problemi isolati. Mi chiedo se riusciamo a riconoscere che tali realtà distruttive sono parte di un sistema che è diventato globale. Sappiamo riconoscere che questo sistema ha imposto la logica del profitto a qualsiasi costo, senza preoccuparsi dell’esclusione sociale o della distruzione della natura?”

Noi rispondiamo di sì. Vediamo tutt’intorno a noi le terribili conseguenze del capitalismo estrattivo, del colonialismo, del razzismo sistemico e di altre forme di ingiustizia. La strategia del disinvestimento è fondamentale per il movimento per la giustizia climatica, poiché ci costringe a pensare a come le varie questioni siano interrelate su scala globale. Non si può affrontare veramente la crisi climatica e i problemi di ingiustizia ambientale se non si modifica il più ampio sistema che permette a tali ingiustizie di continuare ad esistere. Attraverso l’appello alle nostre istituzioni affinché ritirino i propri capitali dalle aziende legate alle fonti fossili e li reinvestano nelle energie rinnovabili indirizziamo il dibattito sui cambiamenti climatici sulla strada verso un nuovo sistema globale, di cui abbiamo urgentemente bisogno.

Nonostante le sfide colossali che la nostra generazione di giovani si trova ad affrontare abbiamo speranza nel futuro, e stiamo lottando per assicurarci un mondo dove un futuro di giustizia e stabilità sia possibile. Siamo stati ispirati e rinvigoriti dalla Sua testimonianza del Vangelo e dalle Sue sollecitazioni per un cambiamento reale e strutturale. Le chiediamo di fare appello alle nostre organizzazioni, così come ad altre istituzioni, affinché disinvestano dalle fonti fossili. Alcune delle più grandi organizzazioni cattoliche hanno ancora milioni di dollari investiti in aziende legate ai combustibili fossili, altamente inquinanti. Nell’arco di pochi anni questo movimento è cresciuto a una velocità straordinaria e ha raggiunto risultati importanti, tuttavia molte delle nostre istituzioni, pur facendo riferimento a valori cristiani, stanno purtroppo ignorando il Suo appello per la giustizia climatica rifiutandosi di disinvestire. Le chiediamo inoltre di proseguire gli sforzi per il disinvestimento del Suo stesso “campus”, dal momento che il Vaticano ha la stessa responsabilità delle nostre università o istituzioni nel rompere i propri legami con l’industria delle fonti fossili. Crediamo con tutto il cuore ai valori cattolici di protezione della Terra e delle persone oppresse, e stiamo offrendo alle nostre istituzioni la possibilità di vivere concretamente questi valori. Stiamo facendo tutto il possibile ma abbiamo bisogno del Suo aiuto, così da prendere parte insieme alla “globalizzazione della speranza”.

La ringraziamo nuovamente per il Suo affetto e per la Sua guida, Santo Padre.
Come giovani per un mondo più giusto,

I 141 movimenti e organizzazioni giovanili firmatari (qui l’elenco completo).

Traduzione di Riccardo Rossella e Ginevra Poli

Dalla Giornata Mondiale della Gioventù un appello a Papa Francesco per il disinvestimento dalle fonti fossili

Foto WYD
In occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (GMG), attualmente in corso a Cracovia, i giovani di tutto il mondo si rivolgono a Papa Francesco con un duplice intento: ringraziarlo per il suo impegno a favore dell’ambiente e del clima e al tempo stesso chiedergli di incoraggiare apertamente le organizzazioni cattoliche (e non) a liberarsi dei propri investimenti nell’industria dei combustibili fossili. Tale appello si presenta sotto la forma di una lettera al Pontefice scritta dall’ONG internazionale 350.org e firmata da oltre 140 organizzazioni e movimenti giovanili di ogni parte del mondo, dal Nord America all’Africa, dall’Europa all’Oceania.

La lettera, che sarà resa pubblica nella serata di oggi, venerdì 29 Luglio, in occasione di una veglia organizzata da 350.org insieme al Global Catholic Climate Movement all’interno della  GMG, assume un particolare rilievo alla luce di diversi fattori. Le organizzazioni firmatarie rappresentano infatti la prima generazione che nel corso dell’intera vita sperimenterà in maniera concreta e crescente gli impatti più severi dei cambiamenti climatici. Una generazione che per questo motivo si sta impegnando in prima persona per risolvere la crisi climatica e ha trovato in Papa Francesco una figura di riferimento, in particolare in seguito al forte messaggio per la giustizia ambientale lanciato attraverso l’Enciclica Laudato Si’.

Alla luce anche del recente accordo sul clima di Parigi, che ha sancito obiettivi ambiziosi nella lotta ai cambiamenti climatici evidenziando al tempo stesso la necessità di mettere in atto immediatamente azioni incisive per la riduzione delle emissioni di gas serra, i giovani chiedono al Pontefice di farsi promotore di un cambiamento coraggioso e deciso all’interno della Chiesa Cattolica che testimoni la concreta applicazione dei valori proclamati all’interno dell’Enciclica. Gli esempi, del resto, non mancano: diverse chiese, istituzioni e congregazioni hanno infatti già preso la decisione di disinvestire dalle fonti fossili, contribuendo allo slancio di una rinnovata attenzione all’ambiente all’interno del mondo cattolico.

Una nuova adesione alla campagna #DivestItaly: benvenuto Unimondo!

Logo Unimondo

 

E’ con piacere che segnaliamo l’adesione di una nuova realtà, Unimondo, alla campagna #DivestItaly.

Pace, diritti umani, ambiente e sviluppo sostenibile: sono queste le tematiche chiave al centro del quotidiano lavoro di informazione e comunicazione di Unimondo, testata giornalistica online che si propone di dare voce al variegato mondo della società civile italiana e internazionale. Nato nel 1998, il portale online si configura come nodo italiano del network internazionale One World e conta ad oggi oltre 450 partner in tutta Italia.

L’adesione e il supporto al movimento italiano per il disinvestimento dalle fonti fossili va ad aggiungersi a una serie di altre campagne sostenute da Unimondo, a testimonianza sia dell’impegno diretto sulle cause più importanti portate avanti dalla società civile sia, nello specifico, di una particolare attenzione verso la questione climatica e le sue complesse interrelazioni con i vari ambiti dell’attuale sistema socio-economico.

“Aderiamo con convinzione a questa iniziativa perché è venuto davvero il tempo di liberarsi dai combustibili fossili, non solo per ragioni ambientali. – ha affermato Piergiorgio Cattani, direttore di Unimondo – Sono infatti in gioco nuovi equilibri politici che dipendono per esempio direttamente dagli accordi e dagli investimenti delle  multinazionali del petrolio con Stati poco democratici e in perenne stato di guerra. Mai come oggi la pace e la sicurezza non possono essere disgiunte dal modello globale di sviluppo.”

 

 

Anche IPSIA–ACLI aderisce alla campagna #DivestItaly

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La campagna italiana per il disinvestimento dalle fonti fossili si accresce grazie all’adesione di una nuova organizzazione, l’Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI (IPSIA).

IPSIA è un’organizzazione non governativa istituita dalle ACLI, che dal 1985 promuove la pace, la solidarietà e lo sviluppo sociale attraverso i suoi progetti di cooperazione internazionale nel Sud del mondo e la sua attività sul territorio italiano. Operante in diversi paesi e molteplici ambiti, IPSIA  è impegnata sul fronte ambientale non solo tramite progetti specifici ma anche attraverso un’attenzione a tale tematica trasversale a tutti i suoi interventi.

L’adesione alla campagna #DivestItaly rappresenta quindi una conferma dell’impegno di IPSIA a favore dell’ambiente, del clima e di conseguenza delle fasce di popolazione più vulnerabili, poiché saranno proprio queste, in particolare nei Paesi in Via di Sviluppo, a subire gli impatti peggiori del surriscaldamento globale.

In quest’ottica, supportare il disinvestimento dalle fonti fossili appare come una scelta che assume una valenza non solo ambientale ma anche di carattere etico e sociale, una scelta che non a caso un numero crescente di chiese, ordini missionari e istituti di ispirazione cattolica di vario genere stanno compiendo in tutto il mondo.

Stoccolma disinveste da carbone, petrolio e gas

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Dopo una campagna di un anno e mezzo condotta dalla società civile, Fossil Free Stoccolma può ora dichiarare vittoria: la capitale svedese si unisce ad altre città del mondo nel ritirare i propri investimenti in società che estraggono e commerciano carbone, petrolio e gas. La modifica nella policy di investimento della città ha portato al ritiro di circa 30 milioni di corone svedesi da aziende legate ai combustibili fossili.

“La decisione di Stoccolma di disinvestire dalle imprese che guidano la crisi climatica dimostra che investire nell’industria delle fonti fossili o legittimare il suo consueto operato non è piu moralmente accettabile”, ha affermato Andrew Maunder, che con Fossil Free Stoccolma ha portato avanti per più di un anno la campagna sul disinvestimento.

“I leader politici di Stoccolma comprendono chiaramente che evitare la crisi climatica significa fare tutto ciò che è in loro potere per impedire che i combustibili fossili vengano bruciati. Ci congratuliamo con loro per questa decisione storica e speriamo che i nostri politici a livello nazionale prestino molta attenzione nel considerare se lasciare sottoterra le riserve svedesi di lignite in Germania”, continua Maunder con riferimento alla decisione attesa a breve riguardante la vendita degli asset di carbone dell’azienda svedese Vattenfall ad un investitore straniero, EPH.

Nel rompere i propri legami finanziari con l’industria delle fonti fossili Stoccolma si unisce a Malmö, Uppsala, Copenhagen, Oslo, Parigi e altre citta intorno al mondo.

“Quest’anno ha visto una serie di azioni a favore del clima senza precedenti, con migliaia di persone che hanno manifestato, si sono unite ad un’azione di disobbedienza civile per indurre a mantenere sottoterra le riserve di carbone della Vattenfall e hanno lanciato appelli creativi per l’assunzione di impegni di disinvestimento” ha detto Christian Tengblad, organizzatore della campagna svedese per il disinvestimento per 350.org.

“Ora che la capitale ha preso una posizione netta contro petrolio, carbone e gas, il governo nazionale deve fare lo stesso e assumersi la responsabilita delle proprie riserve di carbone, assicurandosi che la lignite di proprietà statale in territorio tedesco non venga mai bruciata”.

 

Tradotto da gofossilfree.org.

Le organizzazioni cattoliche dicono no alle fonti fossili nell’anniversario dell’enciclica Laudato Si’

In occasione del primo anniversario dell’enciclica di Papa Francesco sulla cura del nostro pianeta, quattro organizzazioni cattoliche australiane hanno annunciato congiuntamente la propria decisione di disinvestire dai combustibili fossili.

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Nella giornata del 16 Giugno quattro organizzazioni cattoliche australiane hanno annunciato di stare vendendo i propri investimenti in aziende legate a carbone, petrolio e gas, mentre le argomentazioni di carattere morale contro i combustibili fossili diventano sempre più forti. L’annuncio di disinvestimento, il primo in assoluto effettuato congiuntamente da istituti cattolici, segna la celebrazione del primo anniversario dell’enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”, che fa appello alla responsabilità che gli esseri umani condividono nel prendersi cura del pianeta, la nostra casa comune.

Le congregazioni che hanno deciso di allontanarsi dai combustibili fossili e puntare sulle energie rinnovabili sono Marist Sisters Australia, Presentation Congregation Queensland, Presentation Sisters Wagga Wagga, e The Passionists – Holy Spirit Province Australia, New Zealand, Papua New Guinea and Vietnam. E’ previsto che altre organizzazioni cattoliche annunceranno il proprio impegno ad iniziare un processo di disinvestimento in occasione della festa di San Francesco d’Assisi, in ottobre.

Decidendo di disinvestire queste organizzazioni vanno ad aggiungersi ad oltre 530 istituzioni a livello globale, che rappresentano oltre 3.400 miliardi di dollari di fondi gestiti. Tra queste il Consiglio Ecumenico delle Chiese, il Fondo Pensione Governativo Norvegese, il Rockefeller Brothers Fund, le università di Stanford e Oxford, l’Australian Capital Territory, la città di Newcastle e il Royal Australian College of Physicians.

Altre istituzioni cattoliche in tutto il mondo hanno già preso impegni di disinvestimento, incluse la Georgetown University, l’University of Dayton, Trocaire, Franciscan Sisters of Mary e altre ancora. Il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima ha recentemente lanciato il “Catholic Divest-Reinvest Online Hub”, dove poter trovare notizie e risorse utili per le comunità cattoliche sul tema del disinvestimento e reinvestimento.

Si prevede che altre organizzazioni cattoliche intraprenderanno lo stesso tipo di percorso, coerentemente con le parole espresse da Papa Francesco nell’enciclica: “Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili, molto inquinanti – specie il carbone, ma anche il petrolio e, in misura minore, il gas –, deve essere sostituita progressivamente e senza indugio”.

Questo appello ad abbandonare i combustibili fossili è stato rimarcato con enfasi da una dichiarazione del 2015 da parte di vescovi cattolici di tutti i continenti, che hanno chiesto di “mettere una fine all’era delle fonti fossili… e fornire a tutti un accesso sicuro, affidabile e conveniente alle energie rinnovabili”. Per questo motivo, le organizzazioni cattoliche stanno anche iniziando a collaborare a una nuova campagna della società civile che punta ad eliminare la povertà energetica assicurando l’accesso universale a energie pulite, rinnovabili e accessibili entro il 2030. La campagna, che coinvolge leaders in svariati settori quali sviluppo, sanità e organizzazioni religiose e filantropiche, sarà lanciata alla COP22 di Marrakech nel novembre 2016.

Comunità e parrocchie cattoliche di tutto il mondo hanno celebrato l’anniversario dell’enciclica con la settimana della Laudato Si’, che prevede una serie di eventi locali e conferenze online finalizzate ad approfondire il dibattito sul loro ruolo nel prendersi cura del pianeta e contrastare i cambiamenti climatici.

Nelle parole di Tomás Insua, cofondatore e coordinatore del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima, “queste congregazioni segnano l’inizio di un nuovo slancio per la Chiesa Cattolica. L’enciclica di Papa Francesco evidenzia come la politica e il sistema economico hanno reagito con tempi lenti se commisurati all’urgenza delle sfide che il nostro mondo si trova ad affrontare. Attraverso il disinvestimento dalle fonti fossili e il reinvestimento in energia pulita le istituzioni cattoliche stanno cominciando ad usare le loro risorse finanziarie per vivere pienamente la Laudato Si’.

 

Traduzione dal comunicato stampa originale.

#DivestItaly partecipa alla consultazione pubblica sulla responsabilità sociale d’impresa

La coalizione #DivestItaly ha partecipato alla prima fase di consultazione pubblica lanciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per il recepimento della Direttiva 2014/95/UE in tema di responsabilità sociale delle imprese di grandi dimensioni, cioè quelle con più di 500 dipendenti e che costituiscano enti di interesse pubblico.

La nuova normativa impone a tali imprese di pubblicare informazioni relative alle loro politiche e al loro impatto sul rispetto dei diritti umani, sui lavoratori, sulla lotta alla corruzione attiva e passiva e naturalmente sull’ambiente. Le imprese dovranno anche dichiarare i risultati e i rischi inerenti a tali politiche, e specificare gli indicatori che utilizzano.

#DivestItaly ritiene che la nuova normativa rappresenti un’importante occasione per favorire il processo di decarbonizzazione dell’economia necessario per raggiungere gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi,​ adottato lo scorso dicembre in occasione della COP21. Peraltro, poiché la coalizione è impegnata nel promuovere scelte di investimento finanziario consapevoli, che tengano in considerazione gli impatti negativi sul clima e sull’ambiente delle imprese legate all’industria delle fonti fossili, crediamo che l’istituzione di un obbligo di rendicontazione non finanziaria rappresenti una misura concreta per ​aumentare tra gli investitori la consapevolezza riguardo ai rischi e alle ripercussioni legate ai loro investimenti non solo da una prospettiva finanziaria ma anche ambientale.

Questa “presa di coscienza” e rendicontazione sull’operato interno e sul modo in cui esso interagisce con il mondo esterno, come l’​esposizione ai rischi prodotti dai mutamenti climatici, costituisce uno strumento per migliorare la qualità e la trasparenza della comunicazione rivolta agli investitori e finanziatori, ai dipendenti e agli stakeholders e contribuirà a rafforzare il concetto della responsabilità sociale ed ambientale di ogni attività produttiva.

Nell’ambito della consultazione, abbiamo suggerito:

  • Che vengano incluse, nell’elenco dei dati oggetto del rendiconto, informazioni relative all’impatto ambientale sull’intero ciclo di vita dei prodotti, le concrete azioni intraprese e le strategie di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra causate dall’azienda, nonchè il cosidetto rating di legalità dell’impresa;
  • Che venga esteso l’ambito di applicazione soggettivo della direttiva, con l’inclusione delle imprese di medie dimensioni (cioè con più di 250 dipendenti);
  • Che vengano rafforzati gli obblighi di rendicontazione sull’intera catena di fornitura, meccanismo che permetterebbe di incentivare la scelta di fornitori green;
  • Che venga previsto un meccanismo opzionale di adesione anche da parte delle piccole imprese, che preveda premi o incentivi a quelle piccole imprese che decidono spontaneamente di fornire le informazioni di cui alla direttiva;
  • Che venga prevista una procedura assembleare dove i dati e le informazioni di cui al rendiconto non finanziario possano essere discussi con tutti gli stakeholders sui quali l’azienda ha un impatto.

Non mancheremo di seguire i lavori di recepimento della direttiva e di tenervi aggiornati sullo sviluppo e sull’esito di questa consultazione!

L’appello di UDAPT alle organizzazioni religiose per il disinvestimento dai titoli della Chevron-Texaco

Rilanciamo l’appello pubblicato da FOCSIV, parte della coalizione #DivestItaly, in sostegno dell’azione di sensibilizzazione per il disinvestimento da titoli della Chevron-Texaco promossa dall’UDAPT (Unión de Afectados por Chevron-Texaco) in Ecuador.manos-sucias

L’Unión de Afectados por Chevron-Texaco (UDAPT), rappresentante le 30.000 persone indigene, coloni e contadini residenti nella Foresta Amazzonica ecuadoriana che subirono le conseguenze di decenni di contaminazione causata dalle operazioni petrolifere della multinazionale Chevron (allora Texaco) in Ecuador, ha rivolto in occasione della Giornata Mondiale #AntiChevron del 21 Maggio un appello agli azionisti dell’impresa. Tra quest’ultimi, enti religiosi di ispirazione cattolica a cui l’UDAPT chiede di disinvestire in nome dell’urgenza di conversione ecologica espressa da papa Francesco nella Laudato Si’.
Alcune lettere sono state indirizzate a investitori considerati particolarmente sensibili alle tematiche ambientali, come fondi pensione e gruppi religiosi. Attraverso tale appello, la UDAPT intende chiedere agli azionisti di riflettere sulle responsabilità della multinazionale e di esercitare “eticamente” i propri diritti di proprietà, al fine di esigere a Chevron un risarcimento per i reati ambientali commessi in tutto il mondo e, in particolare, in Ecuador.
Nelle lettere vengono illustrate non solo le preoccupazioni etiche che un investimento in Chevron comporta, ma anche i rischi finanziari e operazionali che il caso in Ecuador rappresenta per il management dell’impresa. Viene sottolineata l’importanza di sostenere la risoluzione degli azionisti sulla soglia minima per convocare riunioni speciali (Punto 12 del Proxy Statement 2016 di Chevron), che riguarda direttamente la possibilità per gli azionisti di esercitare pressione sull’impresa affinché quest’ultima assuma la responsabilità della propria condotta, come per il crimine commesso in Ecuador.
In particolare, la lettera rivolta ai gruppi religiosi raccoglie le posizioni di importanti maestri di fede, che si sono schierati in difesa dell’ambiente, e tra tali personalità, in prima fila, spicca l’insegnamento di Papa Francesco contenuto nella sua Enciclica «Laudato Si’». Come ricorda il Pontefice: “La solidarietà tra le generazioni non è opzionale ma è piuttosto una questione essenziale di giustizia dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno”.
A questo link è disponibile il testo della lettera, mentre qui è possibile trovare l’articolo originale.

L’Effetto Parigi e il Divestment : come l’Accordo globale sul clima sta modificando i tradizionali modelli di investimento

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Lo scorso dicembre i rappresentanti di  195 Paesi si sono riuniti a Parigi per raggiungere un’intesa storica volta a contrastare il cambiamento climatico e accelerare la transizione verso un futuro sostenibile a bassa intensità di emissioni. Dopo due settimane di negoziati,  gli Stati sono giunti all’adozione di un accordo internazionale sul clima. Nella giornata di ieri, 22 Aprile 2016, gli stessi Stati si sono riuniti nuovamente a New York presso il quartier generale delle Nazioni Unite per firmare formalmente l’Accordo di Parigi.

Il mondo ha visto un aumento degli sforzi nella lotta al cambiamento climatico già nei mesi immediatamente successivi all’adozione dell’Accordo, che rappresenta un forte segnale a governi, aziende e società civile: tutte le parti, dai governi nazionali alle piccole imprese, devono impegnarsi a ridurre i rischi e gli impatti del cambiamento climatico. Questo segnale ha portato diverse istituzioni pubbliche e private ad allontanarsi dai combustibili fossili – causa del cambiamento climatico – e ad avvicinarsi ad un’economia sostenuta dalle energie rinnovabili.

La risposta degli investitori finanziari non si è fatta attendere: l’Accordo di Parigi ha accelerato la transizione già in atto nei modelli finanziari e di investimento e dato un ulteriore impulso al movimento per il Divestment , che continua a crescere in maniera costante.
Negli scorsi quattro mesi, infatti, diverse importanti personalità internazionali, dal commissario delle assicurazioni della California ai membri del personale accademico di Oxford e Cambridge, hanno aderito al movimento per il Divestment per proteggersi dai rischi finanziari legati al cambiamento climatico. Un crescente numero di città, nazioni ed istituzioni private hanno già spostato i loro fondi dalle holding dei combustibili fossili: tra queste spiccano il California Teachers Pension, il Norway’s Wealth Fund – il più grande fondo per il welfare al mondo – e il Rockefeller Family Fund.

Inoltre,  il settore privato e le imprese statali hanno avviato processi di valutazione della loro esposizione ai rischi derivanti dal riscaldamento globale, mentre governi e aziende stanno rivelando una crescente volontà di mettere un prezzo alle emissioni di carbonio, come dimostrato dalla proposta di Obama di una tassa sul petrolio pari a 10$ al barile e dall’annuncio da parte della Cina riguardo all’inclusione di 8 grandi industrie nel proprio mercato delle quote di emissione di carbonio. Analogamente, il settore finanziario sta mobilitando sempre più capitali nei green bonds sulla scia dell’Accordo di Parigi: la società di analisi finanziaria Moody’s ha stimato che dopo Parigi il mercato dei green bond potrebbe superare la cifra record di 50 miliardi di dollari nel solo 2016, di cui 1.5 miliardi emessi da un’unica compagnia, la Apple.

L’Accordo di Parigi ha dunque inviato un segnale forte e preciso al mondo intero: è il momento di intraprendere azioni incisive per contrastare il cambiamento climatico e passare ad un’economia sostenuta da energia pulita. I governi, le aziende, gli investitori e gli individui che hanno risposto a questa chiamata sono in crescita, e saranno sempre di più al diffondersi dell’Effetto Parigi in tutto il mondo.

 

Tradotto e riadattato da Climate Nexus.