Disinvestimento e mondo cattolico: l’opinione di Bill McKibben in vista della più grande conferenza dedicata al tema

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L’ambientalista e fondatore di 350.org – l’organizzazione internazionale per il clima – Bill McKibben enfatizza il ruolo di primo piano che il mondo cattolico è chiamato ad assumere all’interno del movimento per il disinvestimento dalle fonti fossili.
Lo fa quando mancano ormai solo due giorni alla conferenza internazionale “Laudato Si’ e investimenti cattolici: energia pulita per la nostra Casa Comune”, che riunirà a Roma diversi esponenti del mondo cattolico per discutere dell’esigenza morale e delle opportunità legate al ritiro dei propri investimenti dall’industria dei combustibili fossili e al reinvestimento nel settore delle energie rinnovabili, una scelta incoraggiata anche dalla campagna #DivestItaly.

 

In un mondo in cui troppe istituzioni si fanno strumento del potere e della ricchezza la Chiesa rimane un baluardo della parola, un luogo in cui le idee contano. E raramente sono state usate parole più efficaci di quelle pronunciate da Papa Francesco nella sua magistrale enciclica Laudato Si’Ho passato diverse settimane a leggere e rileggere questo testo mentre ne scrivevo una recensione approfondita per la New York Review of Books, la maggiore rivista letteraria degli Stati Uniti, ma ho la sensazione che vi ritornerò per il resto della mia vita.

Certo, l’eterna questione rimane il modo in cui mettere in pratica le parole. E una conferenza Vaticana su “Laudato Si’ e Investimenti Cattolici” offre un’opportunità unica, perché se davvero abbiamo intenzione di “ridurre drasticamente” le emissioni di carbonio “nei prossimi anni”, come ci raccomandano sia il Papa che la comunità scientifica internazionale, allora dobbiamo partire dal ridurre il potere dell’industria dei combustibili fossili.

Sappiamo che questo settore ha passato decenni a insabbiare la verità sui cambiamenti climatici. Ad esempio, dell’ottimo giornalismo investigativo dagli Stati Uniti ha dimostrato che la principale compagnia petrolifera, la Exxon, era stata informata dai propri scienziati già negli anni settanta che il pianeta si sarebbe riscaldato velocemente e con conseguenze pericolose.  Tuttavia, invece di divulgare tali avvertimenti la società li ha tenuti segreti, così come hanno fatto le altre aziende del settore.

Questo tipo di comportamento continua ancora oggi, dal momento che in tutto il mondo l’industria dei carburanti fossili finanzia quei politici che rallentano ogni tipo di azione concreta. Il motivo è che il profitto di queste aziende dipende dallo sfruttamento delle proprie riserve, che contengono cinque volte più carbonio di quanto, secondo la comunità scientifica, possiamo bruciare senza pericolo. Il loro piano d’affari garantisce un pianeta sul quale i poveri muoiono di fame mentre le coltivazioni appassiscono, sul quale i rifugiati fuggono da città che affondano e linee costiere in erosione, e sul quale il mondo naturale che eravamo stati incaricati di proteggere perde progressivamente tante delle creature che Dio aveva creato.

In risposta, il più grande movimento per il disinvestimento della storia si è affermato per tentare un cambiamento e fare pressione affinché venga attuato. Tutto è cominciato con un impulso dal mondo religioso, quando il premio Nobel per la pace e arcivescovo anglicano Desmond Tutu ci ha raccomandato di usare questo strumento, che contribuì a smantellare l’apartheid in Sud Africa una generazione fa, nella battaglia contro quella che ha definito come la grande sfida per i diritti umani del nostro tempo.  Alla sua chiamata hanno dato risposta istituzioni sia religiose che laiche di tutto il mondo, dal fondo pensionistico per i dipendenti della California al Concilio Mondiale delle Chiese.  Le istituzioni cattoliche hanno già giocato un ruolo importante: l’Università di Dayton negli Stati Uniti è stata una delle prime ad unirsi a questo sforzo, seguita da altre tra cui la Georgetown. Queste sono state subito seguite da sostenitori convinti come Trócaire e le Sorelle Francescane di Maria; dalle diocesi brasiliane e dalla Società Missionaria di San Colombano; dai Passionisti della Nuova Guinea e del Vietnam; dagli attivisti contro la fame della Chiesa Cattolica francese; dai fedeli cattolici di tutto il mondo.

Ma ora è giunto il momento per azioni ancora più ambiziose e significative, seguendo la guida del Cardinale Turkson, che subito dopo la pubblicazione della Laudato Si‘ ha fatto notare come “un genuino esame di coscienza ci indurrebbe a riconoscere non solo i nostri fallimenti a livello individuale, ma anche quelli sul piano istituzionale.”  In parole semplici, coloro che stanno ancora tentando di ricavare profitto dal surriscaldamento del pianeta hanno perso la sfida di amministrarlo adeguatamente.  Come cardinali, patriarchi e vescovi da ogni parte del mondo hanno affermato in un importante appello lanciato nel 2015 in vista della conferenza sul clima di Parigi (COP 21), dobbiamo “mettere fine all’era dei combustibili fossili”.  Queste parole sono molto serie, e dovrebbero avere delle precise conseguenze sulle politiche di investimento del Vaticano e delle altre istituzioni cattoliche.

Molti hanno sostenuto, in modo convincente, che ci sono dei solidi motivi economici in favore del disinvestimento, ora che l’industria delle fonti fossili comincia a vacillare nei confronti del settore delle rinnovabili.  E di sicuro coloro che hanno già disinvestito hanno ottenuto guadagni finanziari.  Ma almeno per quanto riguarda le istituzioni a carattere religioso, non è stata questa la ragione alla base della scelta di disinvestire. Come ha affermato il rettore dell’ Università Cattolica di Dayton quando hanno disinvestito il loro portfolio di titoli da 600 milioni di dollari nel 2014, “non possiamo ignorare le conseguenze negative dei cambiamenti climatici, che hanno un impatto sproporzionato sulle persone più vulnerabili della Terra“.

Il 2016 è stato l’anno più caldo che abbiamo mai misurato sul nostro pianeta, superando così il record che avevamo già stabilito nel 2015, che a sua volta aveva superato il record del 2014.  Il 2017 dovrà essere l’anno nel quale stabiliremo dei nuovi primati, per agire, per prenderci cura del nostro pianeta, per trasformare delle belle parole in una realtà ancora più bella.