I Verdi Europei si schierano in favore del disinvestimento da ENI

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Con una lettera aperta rivolta all’ENI in data 5 luglio 2017 anche i Verdi Europei si schierano apertamente a favore del disinvestimento dai combustibili fossili.

ENI, la compagnia petrolifera italiana, è una delle più grandi al mondo per riserve di petrolio e gas possedute e quindi una delle principali aziende responsabili del cambiamento climatico. Nel suo operato, inoltre, ENI si è resa responsabile di diversi episodi di violazione di diritti umani. Un esempio è il ruolo giocato insieme a Shell, la compagnia petrolifera olandese, nei ripetuti casi di fuoriuscite di petrolio nel delta del Niger, che hanno causato un danno permanente all’ambiente locale e alla vita delle persone che dipendono da esso. Un report di Amnesty International mostra anche come le due società hanno tentato di nascondere la vera portata delle fuoriuscite, e come le misure presenti per ripulire l’ambiente fossero altamente inadeguate. ENI ha poi accettato di pagare una multa di circa 80 milioni di dollari alla comunità locale come compensazione del danno causato, reiterando la falsa concezione che il danno provocato da simili catastrofi possa essere riparato tramite il versamento di una somma di denaro, peraltro irrisoria se paragonata al fatturato annuo di un simile gruppo aziendale.

In ragione delle responsabilità appena descritte il Partito Verde Europeo ha recentemente preso posizione in favore del disinvestimento da ENI, attraverso una lettera diretta a Emma Marcegaglia e Claudio Descalzi (rispettivamente Presidente e Amministratore Delegato) in cui viene richiesto alla compagnia petrolifera di abbandonare ogni esplorazione di combustibili fossili in favore di uno sviluppo energetico basato su fonti rinnovabili. Oltre alle ragioni di natura ambientale e morale,la necessità di disinvestire da ENI viene supportata anche da considerazioni di carattere economico: secondo quanto riportato, dal 2015 – anno dell’adozione dell’Accordo di Parigi – ad oggi il valore delle azioni del gruppo aziendale sono diminuite del 25%. Correlato alla lettera un comunicato volto a sensibilizzare e chiarire le posizioni del partito, che sottolinea le contraddizioni presenti anche all’interno dello stato italiano stesso. Il primo ministro Gentiloni è fra i leader europei ad aver condannato la scelta del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’Accordo sul clima di Parigi; parole che però non corrispondono ai fatti, considerando che lo stato italiano è il principale investitore in ENI (circa un terzo delle azioni). La presa di posizione nei confronti di ENI rientra all’interno di una più ampia strategia di supporto al disinvestimento dalle fonti fossili da parte del Partito Verde Europeo, che ha anche lanciato un appello invitando i singoli cittadini a mobilitarsi per domandare alle proprie istituzioni, enti, banche, fondi pensionistici, università, di disinvestire.

La rappresentanza partitica, a livello locale, nazionale e internazionale, è fondamentale per riuscire a porre pressione ai responsabili politici da svariati versanti. Per questo è accolta con gioia una presa di posizione come quella dei Verdi Europei, che potrà amplificare l’impegno e lo sforzo dei gruppi e attivisti locali che operano sul territorio e che, grazie anche al fondamentale ruolo di coordinamento e supporto della ONG 350.org, in questi anni hanno ottenuto numerose vittorie portando in prima pagina la questione del disinvestimento dai combustibili fossili.

Rebecca d’Andrea